Il rapporto dell'uomo ai luoghi
e, attraverso i luoghi, agli spazi, risiede nell'abitare. La relazione di uomo e spazio
non è altro che l'abitare pensato nella sua essenza.
Per Elena Pagani il suo abitare è nel luogo della pittura che apre l'accesso in un posto
di cielo e di terra, disponendo lo stesso sito in spazi e visioni di natura, dove le
nozioni di forma, luce e colore non sono l'ordine dell'aristotelismo rinascimentale, né
la formaliter spectata, cioè la regolarità dei fenomeni nello spazio e nel tempo
Kantiani, ma uno splendido insieme di tutti i fenomeni che nelle visioni pittoriche di
Elena Pagani si identificano e si sublimano, privi di sussiego e di alterità,
disponendosi ai richiami di uno stile variegato e stupendo.
Così, l'abitare pensato nella sua essenza - che è considerazione di Eidegger - risiede,
per la Pagani, proprio in quell'esaltante insieme di accostamenti e di fusioni cromatiche
in cui potenziali immagini, luci, colori, forme divengono suggestiva espressione di vita e
di movimento. Un movimento, però, che non insidia o turba il pensiero lineare riferito
allo svolgersi e al concedersi spontaneo dello splendido evento pittorico
dell'intelligente artista, dei suoi linguaggi, ma che dimostra invece un senso ravvicinato
di immanenza accessibile, un rapporto ancora possibile tra arte e natura, tra natura e
cultura agite sui percorsi dell'uomo e dei suoi sentimenti, nonché vissuti sulla scia di
un immaginario fertile e duraturo, avviato verso la sublimazione di una pittura, cui tende
in realtà l'aspirazione di questa sensibilissima artista.
Così, assoluta abilità e padronanza del pennello, fantasia del gesto e della memoria
creativa, acutezza e morbidezza visiva desumono il ventaglio delle morfologie cromatiche
rappresentate sulla tela di Elena Pagani esprimendo ed intrecciando nel contempo armonie
cromatiche nelle quali il rosso, il verde, il giallo, il grigio, l'azzurro, il bianco, il
viola, le tinte scure non sono soltanto ineguagliabile occasione di accostamento e di
sione, di composizione timbrica e tonale, ma sono anche elementi di grande esaltazione
mentale ed emotiva.
L'intelligenza creativa di Elena Pagani coglie, quindi, il portato ideale di tali elementi
e lo trasforma in lucida apoteosi di colori, di struggenti alchimie pigmentali che
stimolano i giochi della visione, sospingendola nelle beatitudini di un immaginario della
pittura che reincarna - risignificandoli al massimo delle loro sublimazioni - colori,
immagini potenziali, luci, riflessi, luoghi di un Eden ancora terrestre e raggiungibile. E
se l'energia nella pittura di Elena Pagani, è l'immaginazione incalzante, laboriosa,
feconda, sempre pronta a diradare dalla tela ogni uggiosità compositiva, ogni surrettizia
sovrapposizione cromatica; l'energia della stessa immaginazione non è che la fonte
inesauribile di una modalità dell'arte che risiede (fortunatamente) nel concetto di
decorazione data come processo di simbiosi e di sinergia di un vedere attento,
percettivamente armonico e articolato. Un vedere, quello di Elena Pagani, non soltanto
attento, ma diffuso nella totalità o nella pienezza del tempo, come negli spazi creativi,
propri dell'arte del nostro tempo. In ciò, pertanto, consiste il pregio maggiore
dell'intelligenza creativa di Elena Pagani.
Francesco Carbone
L'ONIRICA "REALTÀ"
Una sorta di brio creativo contraddistingue le tessere di pigmento care a Elena Pagani.
Un percorso votato alla pienezza espressiva, sorretto da un'empatica immersione in quel
sensismo implicito nella natura stessa. E a questa percepibile, e ancora primigenia
avvertenza agli stimoli che dal mondo provengono, Pagani si attesta nell'alveo della sua
produttiva immaginazione, quasi per un ibrido camminamento, a tratti proto-informale. E su
tale sostrato sembra imporsi la necessità di derivare dalla "realtà del sogno"
suggerimenti di vasti paesaggi biologici, con un assetto di cellulare pregnanza. La
ricerca, condotta su1 versante di un trasognato apparato del reale, investe, oggi, una pur
larga compagine di quanti praticano 1'ordito della pittura. E le scuole, gli ascendenti
culturali ed estetici, esistono nella misura in cui, nell'attualità dell'espressione
figurativa, sempre più avvertita appare la necessità di restituire dignità alla
pittura. E a questo "ritorno", si offrono i percorsi 'in fieri' sul piano della
maturità espressiva di E1ena Pagani, ma che fanno presagire sviluppi di maggiore densità
sul nucleo, ancor nascosto, dei larvali e pur molto incidenti significati interiori.
Allora volti femminili imbrigliati dai fasci cromatici densi, 1acerti di nature morte
distaccati sui piani di un ipercromico paesaggio della mente, pastosità disposte e
sottese alla ricerca di un palmare trasporto intimo, suggeriscono alla Pagani un
itinerario, si legato alle icone della realtà, ma tenacemente votato alla traslazione e
all'arricchimento di quella simbologia naturalistica e psicologica, che con tanta
frequenza popola la sua figurazione. Un impavido 1irismo si stende, dunque, sulle
colloquiali metamorfosi visive di Pagani, nel turbinio del vedere e del ricercare, il
tutto ancorato, attraverso 1'ingenuo trasporto percettivo, ad una intensiva quanto
partecipe maniera. E non a caso 1'eoergia cui fa riferimento Francesco Carbone, s'impone
in tutto il suo acceso diorama: quasi un vortice dove occhi animali e frantumi di passioni
affiorano nel continuo e fluviale ritmo dell'esistenza.
Aldo Gerbino |
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