DENSITA’ DEL VERDE
I paesaggi di Aurelio Caruso

La densità del verde lega le più recenti visioni di Aurelio Caruso. Ed è una densità non soltanto vincolata al pigmento, alla specifica, poliedrica, assuefazione nei confronti dell'ampia geografia dei toni, ma anche a quella capacità disposta ad offrire la propria dimensione poetica aperta alla innervazione dei neri, all'epifania dei rossi. In questa magmatica quanto spontanea offerta della sostanza pittorica - tradotta amabilmente in sostanza dell'anima - ecco che il modello interiore si comprime e si espande alla ricerca di un suo tralcio intimo, inserito con forza in quella volontà di raccontare le iterative scene della vita, o le emotive variazioni di un pensiero affidato allo spessore nostalgico del proprio racconto. Esso, per altro, è racconto di luoghi, di atmosfere, di stranianti icone raccolte dalla impervia geologia dell'animo, poi travasato nel discorso acquietante della contemplazione, e di tutto ciò che da essa promana: piega della lentezza, misura ed equilibrio del tempo, rigore di uno spazio aperto musicalmente ai tinnanti echi del mondo urbano, distante, ovattato. E ancora la dispersione della luce si offre come se fosse stata sottratta da un filtro inconoscibile, e poi rifratta, dispersa nell'aere, tra le voci che pian piano si dilatano dopo aver colato il loro calore nel malinconico paesaggio dell'emozione.
A questi segnali di riflessione si affida molta della pittura attuale di Aurelio, senza enfasi e toni iperbolici, senza eccedenze. Elementi, per altro, sempre in tensione verso una rastremata visione della natura, resa distante, e pur sommersa, dall'ombra ampia della civiltà elettronica, votata alla ossessiva contrazione delle pause, e già quasi disposta ad un prossimo desertico silenzio.
Aldo Gerbino

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