LA LUCE DENTRO IL PROPRIO ESISTERE
PERSONALE DI GUGLIELMO CLIVATI

Di recente, presso lo spazio espositivo "Scirocco arte contemporanea", messo a disposizione dal ristorante "Liolà" di Terrasini, è stata ospitata una personale dell'artista bergamasco Guglielmo Clivati. É subito evidente come l'espressione artistica di Clivati, di ispirazione astratto-informale, sia pervasa da un variato ed incisivo cromatismo, a volte dai colori prorompenti luminosità a volte pervasi da una luce crepuscolare che annuncia il blu profondo della notte e dei pensieri.
Il distendersi armonico delle ariose campiture alle quali il variato cromatismo conferisce vitalità, è per Clivati lo spontaneo evolversi del pensiero primigenio la cui espressività si compone di rapidi tratti di una figurazione ispirata, eppure, spazio sofferto negante una fantasia senza confini, onirici e temporali, asservita ad una cerebralità protesa a valicare ogni materialità per gioire di un mondo liricamente osservato, un immergersi rivitalizzante aldilà del "banale" visibile.
Nelle realizzazioni di Clivati è evidente la ricerca "Poetica" della luce, fattore irrinunciabile a fare emergere trasparenze cromatiche non concesse ad una tavolozza ebbra di cromatismi, ma priva di quel "Carisma" che trasforma un buon pittore, in un artista, in grado di osservare l'incorporeo, impagabile dono per scrutare profondamente l'universo della propria fantasia.
E per Clivati la luce è dentro il proprio esistere, le sue opere non richiamano mondi artistici già vissuti, la sua ispirazione è una brezza vitale, naturale, come respirare, parlare... vivere. Le campiture prorompenti si inebriano di una esaltante luce, indispensabile ad infondere vita alle sue opere, ancor più del colore, desiderato... certamente, ma vissuto in armonico abbandono ad una vita serena, lontano da "strepitanti" cromatismi, invadenti e neganti una natura rigenerata.
Rossi possenti si placano all'incontro con azzurri sereni, blu e verdi si sovrappongono in atmosfere opalescenti, ancora una volta è evidente nelle opere di Clivati, la ricerca commossa della luce, una luce vivida a penetrare gli angoli più segreti del nostro esistere, a fugare le paure di ancestrali superstizioni.
Lame di tagliente luce solare si riverberano su cupe campiture di bruno terroso, donando vita ad un intimo torpore che induce a pensieri di paurose visioni di un mondo "stravolto", e invece Clivati ci consegna un mondo ritrovato, "strappato" ad involuzioni scaturite da pulsioni distruttive di una armonia primigenia, non ancora asservita ad un frainteso modernismo, arido traguardo di una umanità che contempla "incantata" valori di sola apparenza, vuoto fantoccio che risuona cupo, sordo a quel messaggio di "vita ritrovata" che Clivati, con i suoi dipinti "urla" incessantemente quale invito a scuotere, dalla propria mente, il pesante fardello di un oscurantismo che è negazione del bello quale emanazione di un animo pervaso di solo, "sconvolgente" amore.

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