FRANCESCO MESSINA
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| La Galleria d'Arte La Murzia, di Agata Scordato e Giovanni Basile, ha di recente
ospitato una retrospettiva dello scultore siciliano Francesco Messina (Linguaglossa 1900
Milano 1995), la cui inaugurazione si è tenuta alla presenza del Presidente della
Provincia, Francesco Musotto e dal-l'Assessore alla Cultura, Tommaso Romano.Numerose le
o-pere scultoree esposte, contornate da alcuni pastelli di squisita fattura; il numeroso
pubblico accorso all'inaugurazione della mostra è stato catturato dalla forza espressiva
delle sculture, messaggere di uno stile che si distingue per originalità di soluzione e
che caratterizza, quasi un sigillo, l'opera di questo straordinario artista. Nel contemplare queste sculture, mille sensazioni si aggrumano dentro il nostro petto e dolorosamente tentano di dipanarsi per esternarsi, per coinvolgere un pubblico incantato in una magia irripetibile che i bronzi di Francesco Messina rendono godibile in forme di una armonicità disarmante eliminando il gravame del bronzo per renderle aeree nella danza, nella staticità del riposo, nelle positure di profonde riflessioni. Le opere di Messina contengono una perfezione plastica che richiama gli archetipi greci e romani, ma da questi si discosta per l'esecuzione originale, moderna nel realismo dei soggetti, spinto fino ad evidenziare il pensiero che traspare dall'espressione del viso, corrucciato, sereno, pensoso, fissato nel bronzo quale materia divenuta duttile, non al tocco manuale, ma al mistero di esternazioni psicologiche. Guardiamo una figurina esile di fanciulla prossima a sbocciare in tutta la sua femminilità, adesso guarda verso un futuro incerto, forse prodigo di felicità, ma certamente non esente da disillusioni e, forse, di dolore. Beatrice è il suo nome e l'abbiamo citata perché contiene in sé tutte le caratteristiche delle sculture di Francesco Messina, femminilità, eleganza di fattezze, sguardo limpido e colmo di dolce bellezza, senza mai cedere a tentazioni manieristiche. Le sculture di Messina non sono ripetitive, ma posseggono un carattere che le rende uniche al semplice sguardo, al rivelarsi di caratteristiche realizzative che le rendono originali, "diverse", una per una contenitrici di messaggi dal commovente divenire in un impeto di bellezza spirituale. Le sculture di Messina sono state per noi un'occasione irripetibile per sondare un mondo ancora non completamente esplorato e che ha creato nella critica, in questi ultimi anni, non pochi interrogativi. Nell'interminabile e sterile diatriba tra modernismo e classicismo, in una affannosa ricerca dalle conclusioni mai definitive, si inserisce Messina con le sue creazioni in un fantastico ed elegante rielaborare ciò che del classico è più evidente, la bellezza e l'armonia, dilatando queste caratteristiche in forme e sembianze che sembrano volere travalicare la realtà, alla ricerca dei suoi segreti più intimi,dove bellezza, dolore e gioia albergano in un contraddittorio connubio che, solo apparentemente, è negato da ciò che la vita di ogni giorno ci offre attraverso le immagini di uno specchio deformante. Per le sculture di Francesco Messina il "bello" assoluto non ha più alcun senso, esse si impongono per validità espressiva, non serena contemplazione quindi, ma sofferta ricerca di una verità che sfugge ai normali canoni di una esistenza banale e che invece penetra profondamente l'animo di tutti coloro che sono disposti ad accettare il rischio di una avventura dai risultati tanto esaltanti quanto incerti. La grandezza di Messina è evidente nelle sue opere, nulla di diverso quindi da ciò che attende qualsiasi uomo che affida la propria vita ed i propri sentimenti al mondo esaltante dell'arte, contraddittorio come tutto ciò che non è tangibile, ma fatuo, tessuto con il filo sottilissimo dell'anima. Claudio Alessandri |
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